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Salvaguardiamo i prodotti autoctoni

Fonte: Style.it

Una cena dedicata alla salvaguardia dei nostri prodotti autoctoni.

In un secolo si sono estinte trecentomila varietà vegetali e continuano a estinguersi, al ritmo di una ogni sei ore, un terzo delle razze autoctone bovine, ovine e suine è estinto o in via di estinzione. Il 75% delle riserve di pesce del pianeta, se non si interviene rapidamente, rischia di scomparire. D'inverno la lattuga viaggia dalla California a Londra e le carote raggiungono la Svezia dal Sud Africa. Negli USA il percorso medio di ogni prodotto per raggiungere un supermercato è di 1288 km).
In Italia vi sono circa 200 “Presidi” che sostengono le piccole produzioni eccellenti che rischiano di scomparire, valorizzano territori, recuperano mestieri e tecniche di lavorazione tradizionali, salvano dall’estinzione razze autoctone e antiche varietà di ortaggi e frutta. Perché quindi non usare un po’ di attenzione quando comperiamo gli ingredienti per i nostri piatti? Oltre a contribuire alla salvaguardia del prodotti otterremo un risultato impossibile da raggiungere con i le produzioni di massa.
Qualche esempio: Il Peperone Corno di Bue di Carmagnola (Piemonte) per un antipasto di peperoni.
Le Acciughe di Monterosso (Liguria) per le acciughe ai capperi con origano fresco.
La Bottarga Orbetello (Toscana) per le orecchiette alla bottarga.
L’Anguilla di Lesina (Puglia) per l’anguilla in umido.
Se preferite la carne allora Agnello d’Alpago (Veneto) quello Sambucano (Piemonte) o Agnello di Zeri (Toscana) per l’agnello agli aromi, il Coniglio da fossa di Ischia per il coniglio all’ischiana.
Fine pasto con un Pecorino dei Monti Sibillini (Marche) Accompagnato dal Pane tradizionale di Altamura (Puglia) o dal Pane nero di Castelvetrano (Sicilia) e per dessert una Torta al cioccolato e pistacchio con i pistacchi di Bronte (Sicilia).
Meditazione finale con le paste di meliga del Monregalese e un bicchiere di passito.
Info:
www.slowfood.it

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